IL SEGRETO DEI FICHI

«Ero in esilio» racconta il piccolo Muck «e avevo perso tutto. Sfinito m’addormentai sotto un fico, e al mio risveglio ne mangiai qualche frutto. In un momento mi ritrovai con le orecchie d’asino e il naso a proboscide. Camminavo rimuginando i miei guai, e avevo ancora fame. Presi altri due fichi da un altro albero, e naso e orecchie tornarono come prima. Avevo scoperto qualcosa che poteva risollevare la mia sorte. Mi camuffai ben bene, con una barba finta e un turbante di tela bianca avvolto attorno a ma calotta di stoffa ricamata, in modo da poterlo mettere e togliere senza srotolarlo.

IL RITORNO DAL RE

Parevo proprio un mercante yemenita. Con due cesti di fichi fatati me ne tomai al palazzo del re che mi aveva scacciato. Vendetti i fichi nefasti al suo cuoco, che li servi a un pranzo d’onore: tutti si ritrovarono nasuti e orecchiuti, com’era capitato a me. Allora comparvi io, il grande guaritore, nascosto sotto una nuova barba di peli di capra e ricchi abiti comperati col ricavato della vendita dei fichi. Con un frutto del secondo albero feci tornar normale uno degli ospiti; tutti a quel punto volevano le mie cure, a qualsiasi prezzo. Ma il re ebbe la precedenza. Non mi riconobbe: mi portò nella sala del tesoro offrendomi tutto quello che avessi voluto in cambio della sua guarigione. Io girellai qua e là fingendo d’essere indeciso, finché vidi le mie pantofole. Ci saltai dentro e afferrai il mio bastone. In un momento fui lontano mille miglia. Al re lasciai naso a proboscide e orecchie d’asino: s’era comportato cosi male con me, a suo tempo, che meritava una lezione. Ora vivo in un’altra città, sono ricco, ma non amo la compagnia degli uomini, e i ragazzini per via mi burlano.»

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