IL PICCOLO MUCK

Prima di tre parti questa storia vi aiuterà ad avere nuovi spunti per le nanne dei vostri amori.

TRADUZIONE DI T. BUONGIORNO

C’era una volta, in un paese lontano lontano, un ometto che tutti chiamavano il piccolo Muck. Era alto meno d’un metro, aveva un corpo minuto  e un gran testone, avvolto in un turbante che lo rendeva più grosso. Sulle spalle portava un mantello che era stato tagliato a metà, per renderlo di giusta misura, come i pantaloni. Di fatto erano gli abiti che il piccolo Muck aveva ereditato dal padre, un omone grande e grosso, che non gli aveva voluto troppo bene. Il padre non aveva altro da lasciargli, e fu difficile per l’ometto guadagnarsi da vivere, sia per la sua piccolezza che per quel testone che lo sbilanciava.

LA STREGA

La sua prima padrona, una vecchia strega che dava da mangiare a tutti gli animali randagi, nella città vicina racconta: “Non m’era mai capitato di trovare un cristiano che gradisse la mia pappa, ma il piccolo Muck era così solo e così affamato che ne ebbi pietà e lo presi al mio servizio. Doveva pettinare tutte le mattine i miei due gatti e i loro quattro micini, profumarli con unguenti rari, dar loro da mangiare all’ora di pranzo, metterli a cuccia su cuscini di seta e coprirli con coperte di velluto all’ora di dormire. All’inizio le cose andavano bene, ma poi il piccolo Muck diventò trascurato. Trovavo la casa sempre sottosopra, e quel che è peggio lui accasava i miei gatti. Ero scontenta e lui lo sapeva bene. Un giorno se ne andò, senza salutare, e mi rubò le pantofole magiche e un bastoncino da passeggio che aveva una testa di leone sul pomo ed era capace di “sentire” i tesori nascosti sotto terra.”

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